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Recensione — La mia oscura tentazione di Danielle Lori

Titolo: La mia oscura tentazione

Autore: Danielle Lori

Serie/Saga: Uomini d’onore #3 — autoconclusivo

Editore: Hope Edizioni

Genere e sottogenere: Mafia romance, dark romance

Prezzo: 4.19€ 

Link Amazon: https://amzn.eu/d/0bOlNSpO

Trama

Una giovane donna che cerca risposte.
Un uomo che vuole vendetta.
Luce e ombra sono due opposti, o sono le due parti che formano un intero?

Mila è la figlia ideale: esce solo con bravi ragazzi, si comporta come ci si aspetta da lei e, soprattutto, non fa domande. Neanche sulle lunghe assenze del padre, o sul motivo per cui lui le vieta di mettere piede nel suo paese natale: la Russia.

Finché un giorno dice basta alle regole, alle domande senza risposte, e fa quello che desidera da sempre: sale su un aereo per Mosca.

Un viaggio, un uomo, una passione che divampa furiosa e inaspettata.

Poi, il tradimento. Le carezze si trasformano in una stretta rude che soffoca le sue grida.

E Mila si scopre ancora una volta pedina di un gioco più grande di lei.

Una cosa, però, non è cambiata: il suo disperato bisogno di scoprire la verità.

La serie Uomini d’onore è composta da:

• Il mio dolce oblio (#1)

• La mia folle ossessione (#2)

• La mia oscura tentazione (#3)

Recensione

Mie care brioscine, se “La mia oscura tentazione” fosse un colore, sarebbe il giallo.

Mila è ciò che ogni padre vorrebbe come figlia: obbediente, fiduciosa, rispettosa, docile. Vive a Miami, in una villa quasi sempre vuota, con un padre costantemente assente, impegnato nel suo imprecisato lavoro da imprenditore.

Ma Mila adesso è stanca: vuole conoscere le sue radici, scoprire la verità su quella madre che è più un fantasma che un ricordo.

Ed è così che inizia la follia: partire per Mosca, eludere la sorveglianza del tirapiedi di suo padre e inseguire frammenti di verità.

Solo che, appena arrivata, Mila non passa inosservata. Sua madre era famosa — forse troppo — e lei ne è l’immagine perfetta. E non parla una parola di russo.

Una serie di eventi la trascina in un mondo che non le appartiene, fino a metterla a stretto contatto con un uomo capace di sconvolgerla nel profondo: Ronan.

Ma negli ambienti della bratva è conosciuto come il D’yavol, con una vendetta da compiere e debiti da riscuotere proprio con il padre di lei.

E Mila non lo sa.

Lo scoprirà troppo tardi.

«Tu, Mila, sei solo un mezzo per raggiungere un fine. Però, non posso dire che non mi sia piaciuto.»

Ed eccola prigioniera, ammanettata e pedina di uno scambio di vendetta verso suo padre.

Pur essendo un ostaggio di Ronan, la nostra Mila è impertinente e sarcastica, nonostante la giovane età. Le viene costantemente detto che sua madre non era una brava persona e sopporta tutti i giudizi e i pregiudizi degli uomini di Ronan, ma è letteralmente la nota di colore — in senso lato e figurato — che non ti aspetti.

Scardina tutti i presupposti della ragazza indifesa: risponde colpo su colpo, nonostante svenga alla vista del sangue.

Ronan non sa assolutamente gestirla: fa casini su casini. Lui, il diavolo in persona, brancola nei rapporti con lei.

«Capii perché aveva aspettato così tanto a perpetrare la sua vendetta. Gli piacevo. Ogni centimetro di me, giallo, ribelle e sincero.»

Lei è il suo ostaggio, ma non è preziosa solo per questo. La sua Moy Kotyonok (mio gattino) è luminosa, adorabile, sfacciata e dal cuore tenero, anche con un cane, Khaos, che non vuole nessuno.

Ha la mania di declinare i verbi in francese nella sua testa e ama appuntarsi parole nuove e particolari. È ancora traumatizzata da una lettura di tarocchi.

Ronan ha creato un impero fondato sulla fedeltà dei suoi uomini: chiede molto, ma ricambia con la stessa devozione che gli è stata accordata. Ha un unico legame di sangue con suo fratello (protagonista del volume precedente) e gli easter egg di Gianna e Christian sono fantastici.

Perché li ho adorati? Semplice: Mila è un pulcino e lui è il corvo. Piumaggi diversi, eppure così inesorabili.

Perché non è sindrome di Stoccolma, non lo sarà mai.

«Forse D’Yavol mi aveva rubato il respiro. Ma io gli avevo dato il mio cuore.»

La parte spicy più intensa arriva per chi ha pazienza, e poi è da leccarsi i baffi.

Perché sono vivi e carnali.

«Era troppo bella, troppo morbida, troppo gialla, cazzo. Sapevo di essere avido, ma volevo tutto quello che era disposta a darmi.»

Danielle Lori è una scrittrice intensa e ironica, geniale per certi versi. Lo avevo letto in lingua e devo fare i complimenti alla traduzione e alla cura di Hope, che è stata magistrale, perché mi sono commossa esattamente allo stesso punto.

Mie care brioscine, questo libro chiude la serie in crescendo, senza scadere nel banale, e chi ha letto tutti e tre i volumi noterà una scena ricorrente.

Un must have vero e proprio.

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