
Titolo: Il mistero del portale di cenere. The Raven at the Ash Door
Autrice: K.A. Linde
Serie/Collana: The Oak and Holly Cycle #3 — non autoconclusivo
Editore: Newton Compton Editori
Genere: Fantasy Romance / Paranormal Romance
Sottogeneri e trope: Fantasy romance, paranormal romance, dark fantasy, magia, maledizioni, enemies to lovers, forced proximity, soulmates/legame indissolubile, second chance, slow burn, found family
Pagine: 512
Prezzo: €12,90 cartaceo / €6,99 eBook
Data di uscita: 4 agosto 2026
TRAMA
La magia di Kierse McKenna è legata a un uomo che odia: un nemico che da vite intere combatte contro Graves, l’unico uomo che lei abbia mai amato. Per spezzare questa maledizione, Graves è disposto a tutto e quando scopre dell’esistenza di una reliquia leggendaria, una pietra capace di dissolvere qualsiasi maledizione, decide di trovarla.
Ma la pietra è scomparsa da oltre un secolo e, nel frattempo, il Re Quercia è pronto a scatenare una nuova guerra. Kierse si ritrova così al centro di un conflitto antico, mentre il letale Killer delle Fate le dà la caccia e la fragile pace tra umani e mostri rischia di andare in frantumi.
Con le regole del loro mondo che stanno cambiando e il pericolo sempre più vicino, Kierse e Graves dovranno affrontare nemici, maledizioni e segreti che potrebbero mettere in gioco tutto ciò che hanno. Perché questa volta il prezzo da pagare potrebbe essere il più alto di tutti: perdere il loro amore.
RECENSIONE
Il mistero del portale di cenere è il terzo libro della serie.
Un libro difficile, sia da leggere sia, immagino, da scrivere.
Ritroviamo presto i due personaggi cardine da sempre: Kierse e Graves
Lui, il negromante. Lei, il suo scricciolo. Legati da qualcosa di inesorabile. Tenetevelo bene a mente.
Che per secoli aveva interpretato il ruolo del cattivo senza problemi e che addolcirsi per lei era molto più difficile che indossare quella maschera.
Sono alla ricerca di un modo per spezzare il vincolo che lega la nostra ladruncola a Lorcan, l’altro elemento di questo… non triangolo.
Perché la parte difficile del terzo libro è proprio questo legame che al Re Quercia è costato il suo posto tra i druidi, che reclama la sua anima gemella e che volge verso un destino obbligato.
Un vincolo che Kierse non ha mai voluto, che le impedisce di usare appieno la sua magia e che la rende un bersaglio facile.
Ok, si è capito: Lorcan mi sta antipatico. Più di un più famoso mecenate che rinchiude la sua protetta in una biblioteca. (Si capisce la reference?)
Lo trovo manipolatorio, egoista ed egocentrico e dovrebbe indossare l’armatura dei buoni, quella dei cavalieri, dei paladini.
Graves è oscuro, colpevole di molto, opportunista e, eppure, in questo libro lo incontriamo maturato. Più che pronto a scendere a compromessi.
Kierse la troviamo arrabbiata, giustamente, ma bloccata in questo limbo e pronta a crescere di nuovo verso il suo destino.
Di personaggi ne incontriamo molti, tutti indizi disseminati dal Master K. A. Linde, perché servono e serviranno.
Ecco, ho letto un po’ di recensioni prima di buttare giù la mia e dico la mia.
Questo libro non è riempitivo. Per nulla.
E no… se si fa caso agli interludi dei vari libri, il puzzle non è per niente completo.
Anzi, a me era già chiaro dal secondo libro che il percorso sarebbe stato lungo, tanto da averlo scritto nella precedente recensione.
Ora vi dico cosa ne penso realmente.
Questo libro è la chiave di svolta.
Ci dà le basi per quello che verrà nei prossimi libri. Forse l’autrice ha inserito troppi elementi, troppe emozioni, troppi personaggi. A tratti sembra quasi di avere davanti un enorme calderone in cui continua ad aggiungere ingredienti.
Ma se penso a dove vuole andare, allora forse tutto comincia ad avere un senso.
E forse, a questo punto, i favori che Graves dovrà riscuotere saranno davvero tanti.
Perché in tutto questo calderone c’è anche la Società degli Uomini di Valore, che da tempo sta lavorando per capovolgere il mondo.
E nessuno sta guardando dove dovrebbe.
Ed è proprio questo che mi piace: mentre noi siamo concentrati sui legami, sulle maledizioni, sulle anime gemelle, su Kierse e Graves e su quel benedetto non triangolo… qualcuno sta giocando una partita molto più grande.
E forse il vero puzzle è proprio questo.
Ora andiamo alle cose che mi sono piaciute.
Il found family.
Qui è perfetto. Bello, allegro nonostante tutti i drammi, pronto all’azione nonostante ideali e fazioni diverse.
I personaggi degli interludi.
Secondo me sanno più di quanto pensiamo e li ritroveremo. Tra tarocchi, alberi antichi e muse delle arti… io tengo gli occhi aperti.
Il legame tra Graves e Kierse.
Semplicemente perfetto nella sua imperfezione. Bello, carnale, reale.
Per Kierse era un balsamo. Si abbandonò contro di lui: in tutta la sua vita, non si era mai sentita così al posto giusto come tra le sue braccia.
Lo spicy.
È intenso, da temperature capaci di sciogliere l’inverno del Re dell’Agrifoglio.
Questi due si appartengono. Punto!
«Nelle questioni di cuore ho fallito più e più volte. Quel che non posso leggere in un libro o tramite i miei poteri», disse lui, allargandole le dita sulla schiena, «mi è sempre sfuggito».
Cosa non mi ha convinto?
Forse le troppe leggende che si sovrappongono. Alcune finiscono per sembrare variabili e quindi non del tutto attendibili.
Ovviamente il terzo incomodo: mi provoca nervosismo ogni volta che lo trovo.
E forse avrei voluto sapere qualcosa in più su alcuni personaggi.
Per il resto, dovrò aspettare l’anno prossimo.
Perché si finisce con un cliffhanger ESAGERATO, ma ci sta benissimo. L’autrice fa uscire i libri ogni anno, prima del solstizio di primavera, e secondo me non è un caso…
Quindi, al prossimo solstizio.
Sperando che Graves non lo faccia gelare.


