
Titolo: June First
Autrice: Jennifer Hartmann
Serie/Collana: Stand-alone
Editore: Hope Edizioni
Genere: Contemporary romance
Sottogeneri e trope: Forbidden romance, taboo, best friend’s sister, soulmates, forced proximity
Pagine: 597
Prezzo: Lancio 3,49€ Kindle
Data di uscita: 18 dicembre 2025
Link Amazon: https://amzn.eu/d/gh9oZ8N
Trama
Avete presente quando si dice che qualcuno è il centro del tuo mondo?
Ecco, June è al centro del mio. Da sempre.
E quando dico sempre, intendo in senso letterale. Quanti uomini possono affermare di aver avuto il primo sorriso della donna che amano? Di essere stati testimoni dei suoi primi passi? Di sapere tutto di lei, dai suoi sogni alle delusioni, alle paure? Io posso dirlo.
June viene prima di tutto, per me, e niente e nessuno potrà mai cambiare questo fatto.
Eppure, non posso averla. La vita — mio padre, in realtà — mi ha giocato davvero uno scherzo crudele.
Posso subire le conseguenze di una tragedia scritta da altri e soccombere a essa. Oppure posso lottare.
E, credetemi, per June ne vale la pena.
Recensione
Brioscine, per me è sempre difficile parlarvi di un libro di Jennifer Hartmann, perché chi mi conosce sa quanto io ami questa penna.
June First, come molti dei libri dell’autrice, scava nelle emozioni semplicemente raccontandole, facendotele respirare, facendotele vivere. Ti spezza il cuore in milioni di pezzi… per poi ricomporlo.
Nel titolo c’è tutto il libro.
Perché segna la data che cambia la vita di Brant quando ha sei anni: il suo microcosmo implode e lo fa in maniera dolorosa.
Viene accolto dai vicini, che sono anche i genitori del suo migliore amico Theo e di June, nata la stessa Brutta Notte — come la chiama Brant. Ed è da qui che tutto parte.
«Desidero di poter stare insieme per sempre.» «Per sempre, eh?» «Semprissimo.»
“Fa’ che sia un giorno degno di nota”: questa è la frase che gli ripete sempre il signor Bailey.
Brant e Theo diventano il Mario e Luigi che proteggono la loro principessa Peach, la piccola June, una bambina che lo reclama con una manina intorno al suo mignolo e un peluche di elefantino nell’altra. È qui che il legame tra Brant e June diventa inevitabile. Perché anche se entra come membro della famiglia Bailey, Brant rimarrà sempre un Elliott.
Che odia il colore viola.
Che ha due frasi impresse nella mente.
Che non smetterà mai di considerare June una parte di sé stesso, il centro di tutto il suo mondo.
Reclamato. Ecco, mi sento reclamato. E dopo aver perso tutto quello che amavo, è bello sapere di appartenere a qualcuno.
Il libro è diviso in tre parti, proprio come le volte che la signora Bailey verrà vista piangere dal protagonista. Perché è Brant a predominare in tutto il romanzo: le parti in corsivo sono la chiacchierata che fa con il lettore, e ti sembra che stia davvero dialogando con te. E non ti risparmia nulla: né il dolore, né le tragedie, né le emozioni.
Li vedremo crescere ancorati l’uno all’altra, conoscersi da sempre e poi “conoscersi di nuovo”. Li vedremo farsi male, scappare da sé stessi, cercare un modo per sopravvivere a ciò che li unisce.
Nel tempo, ciò che Brant prova per June smette di essere soltanto protezione fraterna e diventa qualcosa di diverso. Qualcosa che agli occhi di chiunque — persino ai suoi — sembrerebbe sbagliato. Eppure, inevitabile.
Ho cercato di stemperarlo. Ho cercato di seppellirlo vivo. Ma sapete qual è il problema quando si cerca di seppellire qualcosa che non è morto? È che torna, più forte che mai.
Perché se Junalla — il nome che Brant le ha dato quando era più piccola — a dodici anni fa uno strano sogno con tanto di unicorno, presto diventerà più grande. Presto crescerà per essere June.
Perché loro due sono sempre stati un’altra cosa, nonostante una scommessa, nonostante un altro dolore, nonostante tutto.
È solo… successo. Perché è questo che fa l’amore. Si presenta all’improvviso e non vuole saperne di andarsene.
June First parla di trauma, di famiglia, di appartenenza e di amore che non dovrebbe esistere ma esiste lo stesso.
E fa più rumore di tutti gli altri. Brant è un protagonista che entra sotto pelle e nel cuore, June è il suo arcobaleno.
Jennifer Hartmann non sceglie una strada facile, non lo fa mai. Il tema del romanzo poteva essere uno scivolone su una lastra di un lago ghiacciato, poteva risultare “creepy”, usando un’espressione tanto in voga su TikTok, eppure questo romanzo non è mai fuori luogo. Anche quando arriva la parte spicy è semplicemente giusta: intensa, carnale, ma perfetta così.
È un libro non per tutti. La Hartmann, come sempre, riesce a intrecciare dolore, sentimento e bellezza in un unico romanzo. È stato intenso, inesorabile, difficile.
Ma è stato anche indimenticabile.


