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Unravel me – Becka Mack

Recensione

Titolo: Unravel me
Serie: Playing for Keeps #3
Autore: Becka Mack
Editore: Always Publishing
Genere: Contemporary Romance
Trope: Sport – Hockey – Friends to Lovers – Forced Proximity – Spicy
Data d’uscita: 11 settembre 2026

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TRAMA

Adam Lockwood è il portiere dei Vancouver Vipers, nonché una delle stelle più amate della NHL. Sul ghiaccio è implacabile, e fuori dalla pista sembra avere tutto: talento, successo, amici che sono diventati famiglia e una vita ricostruita con pazienza dopo una relazione che gli ha lasciato addosso più ferite di quante non voglia ammettere. Adam ormai ha smesso di credere che qualcuno possa amarlo davvero per ciò che è, e non per il nome sulla maglia, i soldi, la fama o l’immagine da golden boy.
Rosie Wells, invece, non ha mai provato il lusso di sentirsi scelta senza riserve. Studentessa di veterinaria, volontaria e madre single del piccolo Connor, ha imparato presto a cavarsela da sola, e a tenere tutto sotto controllo senza chiedere troppo alla vita. Tra turni, studio, e un cuore ancora segnato, Rosie non ha tempo per lasciarsi andare. Almeno finché Adam e il suo enorme cane Bear non irrompono letteralmente sul suo sentiero.
Tra escursioni, cani da salvare, picnic improvvisati e una chimica impossibile da ignorare, il loro goffo incontro diventa qualcosa che nessuno dei due aveva previsto. Adam vede in Rosie una donna forte, luminosa anche nelle sue fragilità e Rosie scopre in Adam un uomo dolce e paziente, capace di farla sentire al sicuro abbastanza da abbassare la guardia. Costruire qualcosa di vero però significa anche affrontare la paura del passato che ritorna, delle insicurezze che non tacciono, e la responsabilità di amare una persona insieme a tutto il mondo che porta con sé. E Rosie non è da sola: con lei c’è Connor, la sua priorità assoluta.
Ma Adam, per la prima volta, non vuole entrare nella vita di qualcuno solo a metà. Vuole restare. Vuole scegliere. Vuole essere scelto.
Tra seconde possibilità, famiglie trovate e ferite da ricucire, Adam e Rosie dovranno imparare che non serve essere perfetti per meritare il lieto fine. A volte basta trovare la persona che vede tutti i frammenti del tuo cuore spezzato… e decide di amarli comunque.

RECENSIONE

Adam Lockwood mi ha rovinato la piazza. E no, non è un modo di dire: dopo di lui, vi avviso che l’asticella delle aspettative relazionali si è alzata a livelli talmente stratosferici che il “minimo indispensabile” non è più nemmeno un’opzione valutabile. Praticamente ha reso il 99% del genere maschile reale obsoleto. Tra gli uomini di questa serie, per quanto mi riguarda, Adam si prende la corona, lo scettro, il podio e pure il posto macchina riservato.

In realtà avevo perso la testa per lui ancora prima che uscisse il suo libro, quindi partivo già irrimediabilmente spacciata. Sulla carta è il classico pacchetto “preghiamo per la nostra salute mentale”: portiere della NHL, miliardario, scapolo d’oro abituato ad avere tutti gli occhi addosso. Il classico tipo che sulle copertine fa la figura del dio inavvicinabile. La vera fregatura, quella che vi fa battere il cuore e vi demolisce le difese, è cosa c’è sotto quella divisa. Dietro la fama e una vita apparentemente perfetta, Adam nasconde un bagaglio di delusioni pesante come un borsone da hockey. È solo un uomo che desidera disperatamente essere visto per quello che è, e non come un bancomat con i pattini da ghiaccio.

Ed è qui che entra in scena Rosie. Un’escursione, il suo cane Bear e un incontro del tutto casuale stravolgono ogni coordinata. La bellezza della cosa? Rosie non ha la minima idea di chi lui sia. Per lei non è la star dello sport né il partito del secolo: è semplicemente Adam. E, manco a dirlo, questo basta a farlo capitolare all’istante (spoiler: a noi donne serve un piano quinquennale, a lui è bastato non essere riconosciuto).

(…) Vogliamo la calma, ma a volte dobbiamo sfidare la tempesta per arrivarci.

Devo fare una premessa per i puristi del genere: parliamo di insta-love allo stato puro. I due si guardano, respirano la stessa aria nei primi cinque capitoli e bam, storia d’amore collaudata. Di solito è un trope che guardo con la stessa diffidenza con cui si guarda un promotore finanziario alla porta, ma qui? Assolutamente perfetto. Zero drammi inutili, solo una dinamica dolcissima, sana, forse un pizzico smielata, ma era esattamente la dose di zuccheri di cui la mia salute mentale aveva bisogno. Una di quelle letture che ti avvolgono, ti calmano e ti costringono a fare le quattro di mattina perché “ancora un capitolo e poi chiudo”.

Rosie si porta addosso le cicatrici di chi ha passato la vita a sentirsi la seconda scelta di tutti. Ha ferite, paure e un’ansia costante che spesso la schiaccia, ma vedere come Adam valida ogni suo singolo pensiero senza mai farla sentire “quella strana” è da svenimento immediato. Dall’altra parte, Rosie gli dimostra che è degno di essere amato così com’è, senza dover esibire trofei. Entrambi arrivano da esperienze che li hanno fatti a pezzi, ma insieme mettono in piedi una specie di terapia di coppia spontanea fatta di rispetto, pazienza infinita e un sostegno reciproco che fa davvero bene all’anima.

Ma se vogliamo parlare del momento in cui Adam ha sterminato quel poco che restava della mia razionalità, dobbiamo citare il vero punto di non ritorno: Connor, il figlio di Rosie. Adam non si limita ad amare lei, no: si tuffa a capofitto nel ruolo di figura paterna con una naturalezza disarmante. Prende il “pacchetto completo” senza un attimo di esitazione, gestendo la cosa con una grazia che molti uomini adulti si sognano. Costruisce con il bambino un legame così dolce che vi ritroverete a sciogliervi in un brodo di giuggiole (e vi assicuro che anche le scene con gli animali sfiorano la perfezione assoluta).

«Non ho intenzione di sprecare il mio tempo a farmi domande inutili, a immaginare una vita in cui tu sia in un posto qualsiasi che non sia proprio qui, accanto a me. Voglio passare i miei giorni a darti l’amore che hai sempre meritato, quello che hai sempre sognato, e voglio dimostrarti quanto ti sia riconoscente per ricambiarlo. Sei mia, Rosie, e io sono tuo. Questo è tutto ciò che ho bisogno di sapere. Ed è per questo che ti sto fissando.»

ADAM SPOSAMI!
Oddio l’ho detto ad alta voce, vero?
RICOMPONITI MIK!

Tra loro due non c’è solo una chimica illegale, è proprio quella sensazione di essersi trovati in mezzo al caos. E come se non bastasse, la serie continua a regalare una delle found family meglio strutturate di sempre. Perché qui la famiglia non è una questione di albero genealogico: è fatta dalle amicizie nate nello spogliatoio, dal caos di chat di gruppo che sembrano quelle dei vostri parenti più molesti, dalle compagne che si sostengono a vicenda e da quattro zampe che finiscono per rubare la scena a tutti.

In più, il tema dell’affido tocca corde emotivamente devastanti: sia Adam che Rosie sanno bene cosa significhi desiderare una casa e sperare che qualcuno decida di restare. L’arrivo della piccola Lily è la classica ciliegina sulla torta in questo splendido caos familiare che vi farà piangere come fontane (preparate i fazzoletti, non dite che non vi avevo avvisato).

Ormai la Playing for Keeps non è più una semplice saga romance, è diventata un rifugio sicuro dove tornare per ritrovare personaggi a cui è letteralmente impossibile non affezionarsi. E adesso, con il cuore ancora in giostra e le aspettative amorose completamente rovinate per sempre, mi metto compostamente in sala d’attesa per la storia di Jaxon.

A presto Mik.

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