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Recensione – Il Bacio di un hockeista di Myra Lyn Kelly

Titolo: IL BACIO DI UN HOCKEISTA

Autrice: MIRA LYN KELLY

Serie/Collana: #2 della serie Gli scapoli d’oro autoconclusivo

Editore: Paola CICCARELLI

Genere: contemporary romance 

Sottogeneri e trope: hockeyRomance, relazione segreta, alfa hero , disparità di genere, amici-amanti

Pagine: 202

Prezzo: 3.99€

Data di uscita: 24 marzo 2026

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TRAMA

È iniziato tutto per scherzo…

Una promessa buttata lì tra amici.

Una sfida per un singolo bacio alla rimpatriata di classe e nient’altro.

Ma quel bacio…

Quel bacio non è stato affatto uno scherzo.

È stato focoso ed eccitante.

Una follia smaniosa e mozzafiato che ci ha lasciati entrambi desiderosi di avere di più.

Lei ha delle regole riguardo ai tipi come me…

Regole che rispetto totalmente quando valgono per qualsiasi altro atleta professionista.

Ma ora che valgono per me, quelle regole stanno per essere infrante.

RECENSIONE

Mie care brioscine, il trope friends to lovers non è tra i miei preferiti… però ci sono romance, come Il bacio di un hockeista, che riescono sempre a farmi ricredere — e questo è proprio uno di quelli.

La storia ruota attorno a Greg e Julia, amici di lunga data che si ritrovano a dover mantenere una scommessa fatta dieci anni prima. Galeotta è la reunion del liceo: in palio c’è un bacio. Ed è proprio quel bacio, dato a porte chiuse, a dare il via a una dinamica ad alto tasso di spicy.

“Due semplici amici non si fissano la bocca quando parlano, non si mordono le labbra quando fanno vagare lo sguardo verso il basso.”

Non c’è fretta né forzature: c’è una tensione trattenuta, fatta di anni, sguardi mai approfonditi e occasioni mancate.

Greg è il classico “player” che, sotto la superficie, nasconde una profondità emotiva sorprendente. Non è perfetto, ma è coerente: diretto, presente e disposto a mettersi davvero in gioco. È uno di quei protagonisti che non hanno bisogno di grandi gesti per farsi amare — basta il modo in cui resta.

Julia, invece, è il vero fulcro emotivo della storia. Cronista sportiva, ambiziosa e controllata, resta sempre un passo indietro quando si tratta di sentimenti. Ha dovuto farsi spazio in un ambiente prevalentemente maschilista e, a tratti, tossico. Il suo conflitto non è solo romantico, ma anche identitario: scegliere l’amore significa rischiare tutto ciò che ha costruito. Anche perché ha una regola ben precisa: mai con uno sportivo. Ed è proprio questo a rendere le sue esitazioni credibili e realistiche, anche quando risultano eccessive.

“Le persone mi giudicano per come mi acconcio i capelli alle partite, Greg. Scrivono lettere alla mia redazione quando, secondo loro, sono troppo sexy o cerco di sembrare un uomo. L’unica cosa per cui non scrivono è la mia vita sentimentale. Perché non ne ho mai avuta una.”

La chimica tra i due è costruita con attenzione: parte da una base solida e cresce fino a diventare inevitabile. Le scene sono molto intense, ma mai gratuite: funzionano perché arrivano dopo una lunga tensione emotiva. Quando il rapporto cambia, si percepisce.

«Insieme, Jules. Senza alcun “solo” al riguardo. Niente solo stavolta. Niente solo un’altra volta. Niente solo amici. Insieme. Io e te.»

Non è facile, però, muoversi nell’ombra, a lungo andare, pesa. Il libro non vuole sorprendere — vuole coinvolgere. Vuole farti sentire, soprattutto, l’empatia verso la protagonista e il peso delle sue scelte, di ciò che rischia ogni volta che cede.

E ci riesce.

In definitiva, è un romance che vive di equilibrio: tra attrazione e vita reale, tra desiderio e paura, tra sicurezza e rischio. Non rivoluziona il genere, ma lo interpreta con consapevolezza e una buona intensità emotiva.

Perfetto per chi cerca una tensione lenta, un legame autentico, un protagonista maschile che resta, una protagonista realistica e coerente con se stessa e dialoghi onesti e diretti.

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